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Le specie ittiche presenti
Le acque della Carnia sono abitate prevalentemente dai salmonidi, prima fra tutte la trota marmorata, oggetto di un impegnativo progetto di ripopolamento avviato dall'Etp negli Anni '90.
La marmorata, nei tratti più alti, cede il passo alla fario, mentre a valle, dove il fiume si allarga creando anse con acque più calme, si trovano anche il temolo e il cavedano.
MARMORATA
La Salmo trutta marmoratus, è considerata in assoluto la trota autoctona del Friuli- Venezia Giulia e fino a pochi anni fa, prima dei grandi ripopolamenti con trota fario era in pratica l'unico salmonide che popolava i corsi d'acqua della regione.
Tende ad insediarsi nei corsi d'acqua di maggiore portata rispetto a quelli frequentati dalla fario, prediligendo acque limpide, fresche, ossigenate, con corrente moderata o sostenuta, con fondali profondi ricchi di buche e anfratti.
La specie frequenta quindi gli ampi torrenti di fondovalle e i fiumi con alveo ghiaioso.
In tali acque spesso la marmorata convive col temolo.
La sua dieta, nei primi 2 o 3 anni è simile a quella della fario, a base di larve di insetti, crostacei e altri invertebrati bentonici che cattura sulla superficie dell'acqua.
Successivamente, questa trota diventa sempre più marcatamente ittiofaga e può raggiungere dimensioni notevoli, tanto che sono state documentate catture di esemplari di oltre 20 chilogrammi di peso per 1,40 metri di lunghezza.
Il suo aspetto è sicuramente più slanciato rispetto alla fario, col capo in proporzione più lungo e la bocca piuttosto grande che oltrepassa il margine posteriore dell'occhio.
A rendere assolutamente inconfondibile la livrea di questo splendido salmonide sono le diffuse variegature scure presenti anche sugli opercoli che si fondono su uno sfondo grigio chiaro con sfumature a volte argentee, a volte bruno-dorate.
Da sottolineare che i programmi di ripopolamento con questa specie hanno cercato di evitare il fenomeno dell'ibridazione con la trota fario, che sebbene limitato è comunque riscontrabile in qualche esemplare.
FARIO La Salmo trutta trutta ancora la specie ittica di gran lunga più diffusa in regione a seguito delle massicce e continue semine praticate fino agli Anni '80, ma è indigena solo nelle acque del versante danubiano, cioè nei corsi del Tarvisiano.
Questo salmonide è in assoluto il pesce che si spinge più in alto nei corsi d'acqua montani, sempre alla ricerca di acque limpide, fresche e ben ossigenate.
Il suo accrescimento e le dimensioni massime dipendono in larga misura dall'habitat e dalla temperatura dell'acqua; generalmente questo pesce è di taglia media; frequentando acque piuttosto fredde e "difficili", raggiunge al massimo i 50 centimetri di lunghezza e un peso di circa un chilo.
La fario è strettamente carnivora, con uno spettro alimentare assai ampio che comprende vermi, crostacei, insetti e invertebrati bentonici in generale.
Il suo corpo è fusiforme, moderatamente slanciato, ricoperto da scaglie piccole.
La bocca è grande e raggiunge il margine posteriore dell'occhio.
Caratteristiche di questa specie le macchie rosse o aranciate, puntiformi o formanti vistosi bollini, che spesso accompagnano e in qualche caso sostituiscono le macchie nere.
La pinna adiposa è spesso bordata di rosso, mentre le altre pinne sono di colore grigio più o meno scuro.
Il ventre, libero da macchie, è sempre bianco o bianco-giallastro, tranne che nei maschi in livrea nuziale, nei quali assume una colorazione nerastra.
TEMOLO
Il Thimallus thimallus, appartiene alla famiglia dei Salmonidi, sottofamiglia dei Timallidi.
Si tratta di una specie tipicamente gregaria il cui nome, secondo alcuni studiosi deriverebbe dall'aroma di timo delle sue carni.
La sua presenza è sempre stata considerata come uno dei migliori indicatori di acque pulite e in effetti, per il progressivo deterioramento delle condizioni ambientali in molte parti della regione è andata rarefacendosi.
Il suo corpo è affusolato e compresso, colorato sui toni del grigio se si eccettuano alcune piccole macchie nere presenti in numero limitato nella parte anteriore.
Le scaglie sono ben marcate, il capo piccolo e la bocca altrettanto minuta e fragile, con il labbro inferiore leggermente arretrato.
Una delle caratteristiche tipiche di questo pesce è la grande pinna dorsale, retta da 17 a 24 raggi.
La coda è piuttosto grande, nettamente bilobata.
Il temolo può raggiungere i 50 centimetri di lunghezza e al massimo un chilo di peso.
Il suo habitat prediletto sono i fondali ghiaiosi in acque correnti di buona portata, non eccessivamente turbolente ma con corrente vivace e in ogni caso ben ossigenate.
Ecco perché il temolo occupa in pratica il corso medio-alto dei fiumi alpini, a valle della zona della trota e a monte della zona del barbo, specie con le quali convive.
Questa specie ha una delle sue roccaforti proprio nel medio- Tagliamento.
Per quanto concerne l'alimentazione, si tratta di un pesce in larga parte carnivoro che basa la sua dieta per almeno l'80 per cento su insetti, ditteri e soprattutto efemenotteri, sia negli stadi larvali bentonici che adulti alati.
LE ALTRE SPECIE
Le acque della Carnia sono abitate anche da altre specie ittiche, delle quali vi riportiamo una breve descrizione.
Iniziamo con il salmerino di fonte (Salvelinus fontinalis), introdotto come la trota iridea in Europa alla fine dello scorso secolo e originario dell'America settentrionale.
L'habitat e le sue abitudini alimentari, sono sostanzialmente simili a quelle della trota, e soprattutto per quest'ultimo motivo risente fortemente della competizione con la fario.
Esiste poi il Salmerino alpino (Salvelinus alpinus) unico rappresentante autoctono nelle acque europee del genere Salvelinus.
Oggetto di un interessante progetto di ripopolamento nei laghi alpini.
Si tratta sicuramente di uno splendido pesce dal corpo fusiforme.
La sua bocca è più grande di quella delle trote ed è munita di piccoli denti aguzzi e leggermente ricurvi.
Le dimensioni sono generalmente contenute e raramente in Italia sono stati catturati esemplari di peso superiore a un chilo.
La sua colorazione è generalmente grigio-olivastra.
Gli stadi giovanili si nutrono quasi esclusivamente di plancton e solo in seguito la dieta si arricchisce di vari invertebrati bentonici.
Nelle acque del Tagliamento è possibile trovare anche il cavedano (Leuciscus cephalus), la sanguinerola (Phoxinus phoxinus), il barbo (Barbus barbus plebejus) e in tutti i corsi d'acqua lo scazzone (Cottus gobio).
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